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Boxe: Micheal Magnesi non è più il re, ma il vero sconfitto è il giornalismo.

Michael Magnesi trova la sua prima bruciante sconfitta per opera del nordirlandese Cacace ma cade a testa alta. Un po meno il giornalismo italiano di settore.

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DI FABRIZIO RESTA

Credit foto: profilo Facebook di Anthony Cacace

Il pugile italiano è sempre stato la quintessenza della tecnica. I pugili italiani ballano sulle punte; sono quelli che fanno della pulizia dei movimenti e delle schivate un must; persino Clemente Russo, che fisicamente è un colosso, si muove come una ballerina. Per non parlare di Giovanni De Carolis, ex campione del mondo supermedi, uomo e atleta schivo e riservato ma che riappare all’improvviso e mena forte. Daniele Scardina ne sa qualcosa.

L’ultimo campione del mondo italiano rimasto, Michael Magnesi, campione del mondo IBO dei superpiuma, è caduto ieri. A sentire questa notizia decontestualizzata, fa scalpore. Michael non aveva mai perso un combattimento in carriera e sembrava davvero imbattibile. Un po il Giorgio Petrosyan del pugilato. A batterlo un 33 enne nordirlandese di nome Anthony Cacace. Per carità un ottimo atleta, con un buon palmares e con un ottimo allungo ma ha combattuto solo una volta negli ultimi tre anni e anche dopo aver visto il match, non è parso irresistibile.

Andiamo per ordine: Il Campione, essendo un po più basso del nordirlandese, decide di aggredire subito l’avversario chiudendo la distanza per scaricare serie a due mani. Il primo round è pressochè di studio. Magnesi, dal canto suo, ha quasi sempre ripetuto la stessa azione, rendendo la vita più semplice al nordirlandese, che nelle prime due riprese ha fatto valere il suo allungo e il montante. Dalla terza ripresa inizia a salire la pressione di Magnesi. Cacace si è giocato tutto su una tattica ostruzionistica, fatta di mille clinch mai evidenziati dall’arbitro Michael Alexander.Nel quarto e quinto round il match sembrava non avere storia: Magnesi caricava e colpiva senza pietà l’avversario, facendolo sanguinare copiosamente da un occhio. In quel momento ormai tutti si aspettavano un k.o a breve. Nei successivi round l’italiano lo mette spesso all’angolo. Il settimo round sembrava quello buono per il k.o. Così però non è stato. La tattica del clinch di Cacace ha impedito a Magnesi di affondare il colpo. A parte qualche montante sullaa fine del match, Magnesi ha sempre dominato l’incontro. Cacace è a tratti passivo, Magnesi fatica però ad accorciare la distanza e non riesce più a pressare come prima Cacace. il volume dei colpi è molto basso.

Finisce con la vittoria per split decision a Cacace. Significa che il parere dei giudici è discordante. Un giudice dà 116-114 per il campione, un altro 116-112 per lo sfidante, il terzo 6 punti di vantaggio (117-111). Ora il verdetto ha creato polemiche. E’ vero che Magnesi ha mantenuto l’iniziativa durante l’incontro, ma è anche vero che ha peccato nella conclusione dei colpi. A ben vedere, il nordirlandese, sebbene ha colpito molto meno, ha colpito sicuramente meglio. I suoi colpi sono stati più evidenti. Soprattutto negli ultimi round, l’italiano non riesce ad entrare davvero nella guardia di Cacace, che riesce a sfuggire facilmente agli attacchi del Campione.

E’ un giorno triste per l’Italia che perde il suo ultimo campione del mondo, ma è più triste vedere le polemiche successive, specie della moglie manager del Campione, che parla apertamente di furto. Magari Cacace non avrà disputato un incontro superlativo, né ha dimostrato una netta superiorità ma la boxe è così: non si vince solo attaccando. Quello che conta sono i colpi messi a segno, poco importa se il pugile che li sferra non è elegante o utilizza il clinch per difendersi. Per non parlare dei titoli sui giornali che parlano di scandalo. C’è addirittura chi va oltre, affermando che se il match si fosse disputato in Italia anzichè a Manchester avrebbe vinto l’italiano, come se tutto fosse un’organizzazione a delinquere. Andatelo a dire a tutti quei campioni che hanno vinto ovunque, in casa e fuori, mandando al tappeto chiunque si parasse davanti al loro cammino. Italian style, un vero peccato.

Il pugilato italiano resterà sempre bastato su una buona tecnica ma per tornare ad essere i n1 bisogna imparare non solo l’eleganza ma anche la sostanza, e perché no? anche ad avere un po’ di capacità critica da parte del giornalismo italiano di settore, che tanto ha da fare il mea culpa negli ultimi anni. Il giornalismo dovrebbe avere una missione, ossia quella di contribuire al miglioramento culturale della società, educando al progresso degli usi e costumi. Che mondo stanno contribuendo a costruire, distribuendo la teoria del complotto, del torto arbitrale? Il mondo, la società i media parlano solo di loro, di coloro che vincono, di quelli che ce la fanno sempre, pochi o quasi nessuno spende tempo ad insegnarci a perdere, a farci capire come sia la sconfitta la forma più stimolante per imparare a diventare sempre più forti. Capire gli errori fatti è il primo passo per migliorare ma se si attribuiscono le ragioni di una sconfitta a elementi esterni, li no non si cresce e non c’è futuro. Questa è la grande lezione del nordirlandese Cacace.

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Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo