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Simone Dessi: “se lo fanno loro, lo posso fare anche io”

il 14 ottobre scorso, nella serata di Alessio Lorusso, che difendeva il titolo europeo dei pesi gallo contro Sebastian Perez, per la prima volta sono saliti sul ring i boxeur in carrozzina. Abbiamo intervistato uno dei protagonisti:Simone Dessi

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DI FABRIZIO RESTA

Credit Foto: per gentile concessione di Simone Dessi

Nella serata in cui Alessio Lorusso si laureava campione d’Europa dei pesi gallo, nell’ Arena di Monza si è tenuto un incontro di boxe in carrozzella (Special Boxe), a dimostrazione che la “noble art è uno sport che non è precluso a nessuno. Un debutto per l’Italia, forse la svolta. La Federazione Pugilistica Italiana-FPI, infatti, sta studiando un regolamento per la classificazione degli atleti disabili al fine di fare della boxe in carrozzella delle competizioni vere e proprie. Simone Dessi è uno dei pionieri di questo sport. Nel 2009 subisce una lesione lombare, a causa di un incidente sul lavoro in una fabbrica di serramenti. Due finestre da 300 chili lo travolgono. I medici riescono a salvargli la vita ma l’allora 21enne sarà costretto a stare sulla carrozzella per il resto della vita. L’ inevitabile crisi e la rinascita grazie alla boxe. Il Monza Calcio ha dedicato una maglia speciale a questo grande campione.

Ciao Simone, come prima cosa, come hai iniziato il tuo percorso nella boxe?

La boxe l’ho conosciuta nel 2020. Si può dire che è stato un fulmine a ciel sereno, un vero e proprio amore a prima vista. Durante il primo e lungo lockdown, come molti, mi sono ritrovato da solo in casa(con l’unica compagnia della mia cagnolina Marley) in balia di pensieri ed emozioni negative sono caduto in una profonda depressione. Per ingannare il tempo guardavo video virali, fino a quando non mi sono imbattuto in due ragazzi in carrozzina, della Germania, che sul ring se le davano di Santa ragione. E lì mi sono detto che se potevano farlo loro l’avrei potuto fare anche io. Così ho appeso un pallone da calcio con una corda al soffitto, preso uno specchio, un cuscino appeso al muro ed ho iniziato ad allenarmi quotidianamente. Inutile dire che questo mi ha ridato una scopo e una motivazione per alzarmi al mattino.

Come ha impostato l’allenamento il tuo maestro Eugenio della Dragone Boxe?

Il mio allenamento non si differenza molto dagli altri ragazzi della palestra. Loro fanno la corda? Io invece che saltarla la faccio roteare con le braccia.
E via dicendo. Il mio maestro ha creato una scheda specifica per me, ma come si fa per ogni atleta. Alleniamo riflessi, tecnica e cardio. Eugenio è una persona speciale, che mi è sempre vicino per questo non smetterò mai di ringraziarlo.

Com’è il tuo rapporto con gli altri ragazzi della palestra?

Simone Dessi con Alessio Lorusso

Un rapporto meraviglioso. Uguaglianza, solidarietà e rispetto sono le parole d’ordine alla dragone boxe. Loro aiutano me nei miei allenamenti, sedendosi su una sedia e facendo sparring con me. Ma anche io aiuto loro nel mio piccolo. Siamo una squadra con uno scopo comune.

Com’è andato il match?

Qui potrei parla all’infinito. È stata un’ emozione unica, un sogno diventato realtà a tratti surreale. Il nervosismo e la tensione pre-match sono state intense, ma appena salito sul ring è passato tutto per lasciare spazio solo all’adrenalina e alla concentrazione per l’incontro. Posso solo ringraziare la Federazione Pugilistica Italiana, il presidente Claudio la rosa, Stefano Buttafuoco, Giammarco Oliveri, Alessio Lorusso, tutto il Tim moschito e tutti coloro che mi hanno sopportato per poter raggiungere il mio obiettivo.

Per ora questi match sono solo esibizioni. Arriverà il giorno in cui ci saranno boxeur disabili professionisti?

Stiamo lavorando con la Federazione per avere un regolamento che permetta anche a noi atleti di paraboxing di disputare incontri riconosciuti in tutto e per tutto.

Simone Dessi e Alessio Lorusso con la maglia speciale che il Monza Calcio gli ha dedicato

Cosa diresti agli altri ragazzi disabili che non fanno sport?

Li incoraggerei a praticare sport. Da amante della boxe vorrei che provassero tale disciplina che ti insegna rispetto e parità perché quando saliamo sul ring siamo tutti uguali. Ma ovviamente la cosa fondamentale è trovare e praticare un qualsiasi sport che si ami, perché ti aiuta a comprendere che puoi fare tutto tenendoti sana e impegnata mente e corpo.

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