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Vialli dopo Mihajlovic. Troppi calciatori muoiono di cancro

Claudio Lotito parla di correlazione tra le morti dei due calciatori. Fantasia o realtà? Quanto aveva ragione Zeman?

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DI FABRIZIO RESTA

Credit foto: profilo Facebook

Dopo Mihajlovic e Pelè perdiamo anche Gianluca Vialli, stella italiana tra gli anni 80 e 90. Di lui ci resterà in mente l’abbraccio con il suo “gemellino” sampdoriano Roberto Mancini agli Europei del 2020 durante la cavalcata azzurra. Aveva 58 anni e da anni lottava contro il cancro al pancreas.

Capace di imprese storiche come la vittoria della Coppa delle Coppe ma soprattutto dello storico scudetto con la Sampdoria, con la quale sfiora anche l’impresa anche in Coppa Campioni, arrendendosi solo in finale, Gianluca Vialli di imprese ne fa anche con la Juventus, che porta alla vittoria in Champions nel 1996, attualmente l’ultima afermazione bianconera in questa manifestazione. Come allenatore vince cinque trofei in 3 anni con il Chelsea, quando non era ancora l’armata di Roman Abrahomic.

Di lui ci ricorderemo anche come uno dei discussi protagonisti delle denunce di Zeman doping e l’abuso di farmaci nel mondo del calcio e le polemiche tra i due che si sono protratti per anni. Dopo la finale di Wembley nel 1992, Gianluca Vialli lascia la Samp per la Juventus. Pochi mesi dopo si trasforma in una montagna di muscoli. Doping, farmaci presi per aumentare le masse muscolari, per elevare i carichi di lavoro; queste sono state le accuse dell’allenatore boemo all’ex sampdoriano. “Sono sbalordito da certe esplosioni muscolari – ha raccontato il tecnico in un’ intervista rilasciata all’ Espresso – a cominciare da Gianluca Vialli per arrivare poi ad Alessandro Del Piero. Pensavo che certi risultati si potessero ottenere soltanto con il culturismo, dopo anni e anni di lavoro specifico”. Da questa intervista verrà aperta un’inchiesta che si trascinerà fino al 2007. La Juventus verrà assolta per l’Epo e andrà in prescrizione per gli altri farmaci.

Mihajlovic è morto per leucemia mieloide, Vialli per cancro al pancreas, per qualcuno (Claudio Lotito) è sufficiente per legare entrambe le morti. Non parla espressamente di doping ma difficilmente il senso può essere un altro. In realtà ci sono tanti casi di morti per tumore, come ad esempio il caso di Bruno Beatrice, giocatore della Fiorentina. Si ammalò, un anno dopo il ritiro, per una leucemia linfoblastica acuta, diversa da quella che ha colpito Sinisa. Ferruccio Mazzola nel suo libro accusa senza se e senza ma Helenio Herrera ma anche gli allenatori di Lazio e Fiorentina per la morte di molti calciatori, a cui si aggiungono Gianluca Signorini e l’ex-Fiorentina Stefano Borgonovo morti per Sla.

E’ oggettivamente difficile fornire delle conclusioni oggettive che valgano per tutti. Non si può dire che Vialli abbia contratto il tumore perché si dopava, così come per Mihajlovic. Certo, in senso generale, il doping è sicuramente dannoso e legato all’insorgenza dei tumori di varia natura ma è anche vero che i farmaci utilizzati sono in continua evoluzione, anche allo scopo di ingannare i controlli. Proprio il fatto che si cambino spesso i farmaci rende ancor di più difficile studiarne le conseguenze sull’organismo. Fanno male? si ma come si dimostra che un tumore sia direttamente provocato da quel farmaco? Ci restano attualmente solo le statistiche fornite dall’inchiesta epidemiologica sul mondo del calcio, ordinata dal procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello. Secondo tale ricerca, condotta su 165 giocatori deceduti (tutti in attività in società di serie A, B o C a partire dagli anni sessanta) per tumore epatico e leucemia linfoide, i calciatori hanno una probabilità di ammalarsi di tumore ben 35 volte in più di una persona normale.

La verità è che di doping si sa poco o nulla: pochi controlli, pochi processi e pochi studi sulle sostanze dopanti. Guariniello all’Avvenire dichiarò che: ““La Figc non aveva voglia di collaborare“, e un suo collaboratore, Raimondo Romanazzi scopri “che le sostanze dopanti non erano rintracciabili nelle urine dei calciatori per il semplice motivo che nel laboratorio dell’Acqua Acetosa non venivano cercate”. Questa è la faccia triste del calcio italiano. Che in tantissimi anni non si sia mai venuti a capo di nulla è inquietante e la dice lunga sul sistema Calcio e le sue ambiguità. Come Guariniello, anche a noi farebbe piacere l’istituzione di una procura nazionale per la sicurezza sul lavoro e sul doping che sappia evolversi con la stessa velocità con cui si evolvono i farmaci.

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