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IL RICORDO/ Adiòs, Ayrton!

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di DANILO GIANFRATE

Risulta inutile ricordare i successi di Ayrton Senna da Silva, il pilota che meglio ha rappresentato lo stile di guida, il coraggio impavido e la sensibilità al volante. Parlava di come la sua vità fosse fatta di un sedile e di un volante, era meticoloso nella preparazione sia fisica che meccanica della sua vettura, non di rado restava fino a tardi nei box per seguire in prima persona gli interventi che i meccanici effettuavano sulla sua vettura, ma quel primo maggio di 17 anni fa le speranza di un popolo, quello brasiliano che Ayrton tanto amava e dal quale tanto era amato, si infransero a causa di un cedimento strutturale del piantone dello sterzo.


Quel giorno, lo ricordiamo tutti, il mondo ebbe un sussulto quando la Williams su cui viaggiava il pilota all’entrata della curva del Tamburello, andò dritta per poi schiantarsi contro il muro. Inutile ricordare le conseguenze terribili dell’ impatto. Per un momento ricordiamo Ayrton come uomo, ossia colui che tanto si era battuto per la sicurezza dei circuiti e dei piloti stessi.Il giorno prima   che Ayrton perisse infatti, un altro pilota – quasi dimenticato – Roland Ratzemberger perse la vita sul medesimo circuito di San Marino – e per questo il brasiliano si era battuto affinchè  la gara fosse bloccata; il business, però, non conosce solidarietà e riflessione e quel 1 maggio del 1994 il destino aspettava il pilota.

Solo dopo la morte venne resa nota l’attività benefica di cui Senna era protagonista, mai pubblicizzata ma finanziata dagli stessi guadagni della sua attività sportiva.

Tanto efficace sull’asciutto quanto sul bagnato, ricordiamo ad esempio a Donigton Park nel ’93, Senna ottenne in un numero esiguo di stagioni il record di 65 pole position, dimostrandosi “egoista” sul giro secco, un numero questo, emblema della velocità, sintesi del limite sempre oltrepassato, perchè, come diceva un altro grande pilota, Villeneue, i limiti sono fatti per essere oltrepassati.

Il primo maggio non va solo ricordato il tragico epilogo, ma anche i duelli con Mansell e Prost, la fama di vincere, il brivido della velocità di Ayrton. E chissà che molti piloti divenuti campioni dopo di lui , se lo avessero avuto come avversario, sarebbero divenuti tali.. Adiòs, Ayrton!

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo