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Serena Mollicone, Carmine Belli e il misterioso talloncino

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Un caso di omicidio, è spesso come un mosaico. Composto da diverse tessere, tessere, che prese da sole non dicono nulla.

 

 

Messe, però, nell’ordine giusto, svelano la soluzione. Come nel caso dell’omicidio di Serena Mollicone. Scomparsa da Arce il 1 giugno 2001 e ritrovata cadavere il 3 giugno. Un caso entrato nella storia della criminologia italiana, ad oggi, e speriamo ancora per poco, uno dei misteri d’Italia. Una ragazza di 18 anni, finita al centro di un mosaico dalle molte tessere, e non tutte messe nel giusto ordine. Il presunto suicidio del Brigadiere dei Carabinieri Santino Tuzi e l’arresto di Carmine Belli, sono due delle tessere principali, non ancora nella giusta collocazione. La misteriosa morte di Santino Tuzi, è oggetto di indagini, che dovrebbero concludersi a breve. L’arresto di Carmine Belli, rimane una vicenda dai molti lati oscuri. Nel 2002, Carmine Belli viene iscritto nel registro degli indagati. Viene sospettato di aver ucciso Serena Mollicone. Contro di lui omissioni e contraddizioni emerse durante i suoi interrogatori. E, sopratutto, due prove materiali. In una casa abitata dal Belli, viene trovato del nastro adesivo, compatibile con quello usato per legare Serena. Inoltre nella carrozzeria del Belli, viene ritrovato un talloncino, usato per segnare gli appuntamenti dal dentista. Non un talloncino qualsiasi, ma del dentista dove si recava Serena Mollicone e suo padre Guglielmo. Oltre al suo fidanzato. Proprio dal dentista, si sarebbe dovuta recare Serena, il giorno della scomparsa. Il talloncino è di forma rettangolare, come è possibile vedere nella foto. L’intestazione del dentista è integra e visibile. Lo spazio per annotare gli appuntamenti, presenta uno strappo con andamento obliquo, è leggibile solo il numero 11, probabilmente riferito a novembre e l’orario 18,30. Il collaboratore del dentista, dichiara che il talloncino è del novembre 2000 e ricorda di averlo dato lui a Guglielmo Mollicone. Una prova importante contro Belli. Tanto importante, che, sommata ad altri elementi, porta al suo arresto, nel febbraio 2003. Il processo contro Belli, inizia nel 2004. Vengono, ovviamente, valutati tutti gli elementi di accusa e difesa. Tra cui il talloncino. L’analisi della Corte d’assise di Cassino, ha azzerato il valore probatorio del talloncino. Per i giudici, non è dimostrato che il talloncino fosse di Guglielmo o Serena Mollicone. Inoltre risulta difficile ipotizzare che Serena abbia conservato il talloncino da novembre 2000 a giugno 2001. Da considerare anche l’ipotesi che il talloncino, possa appartenere a persona che ha portato la sua auto nella carrozzeria di Belli. I giudici scrivono “Ma, osserva la Corte, che anche a voler dare per processualmente certo quello che tale non è, ovvero la riconducibilità del promemoria ad un appuntamento di Guglielmo Mollicone e la custodia del medesimo da parte di Serena, la circostanza non può essere accreditata di quella concludenza indiziaria che l’ufficio del P.M vi riconnette “. Quindi per i giudici, il talloncino del dentista di Sora, non dimostra nulla. Carmine Belli viene assolto, in tutti i gradi di giudizio. A diversi anni dalla conclusione della vicenda giudiziaria di Belli, restano delle considerazioni da fare. Principalmente sul famoso talloncino. Uno dei pilastri dell’accusa contro Belli. Basta un primo esame visivo, per avere delle perplessità. Lo strappo accurato e abbastanza preciso, presente nello spazio dove venivano annotati gli appuntamenti. Probabilmente, per rendere non identificabile il possessore del talloncino. Perché strappare solo una parte e non tutto il documento? Perché rendere visibile solo mese e ora? Una strana perizia usata per lo strappo, e una strana logica. Logica che non poteva appartenere a Belli. Se il talloncino apparteneva a Serena Mollicone, sarebbe stato interesse di Belli, distruggerlo completamente. Il talloncino è stato messo nella carrozzeria per incastrare Belli? Forse. In questo caso, però, il talloncino non portava annotazioni che lo collegavano a Guglielmo o Serena. Altrimenti l’ignoto depistatore, avrebbe avuto tutto l’interesse a lasciare le annotazioni, in modo da avere una prova pesante contro Belli. Ma come faceva l’ipotetico depistatore, a sapere che con solo l’orario e l’indicazione del mese, il collaboratore del dentista avrebbe collegato il talloncino a Guglielmo Mollicone? Grazie a documenti dello studio dentistico? A verbali di sit redatti dopo la scomparsa di Serena? Non sono certo cose che uno ricorda a memoria. Un depistaggio complesso ed efficace. Ovviamente ammesso che sia un depistaggio. Il talloncino potrebbe essere finito  casualmente nella carrozzeria di Belli e non avere alcun collegamento con la morte di Serena. Una coincidenza, forse. Diceva Leonardo Sciascia “Io credo che le cose sicure in questo mondo siano le coincidenze “.

Foto tratta dal libro Il delitto di Arce, di Carmelo Lavorino, Edizioni Ciarrapico.

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo