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1980, Castelsilano chiama Bologna

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

La strage della stazione di Bologna, è rimasta nel nostro immaginario e nel nostro cuore. 85 persone uccise e 200 ferite. Un colpo che ha stordito l’intera nazione. Ed era questo, forse, lo scopo. Di certo non è mai stato individuato il movente. E non sono stati individuati i mandanti. Sono stati condannati gli esecutori e alcuni depistatori, tra cui Licio Gelli e uomini del Sismi. Tante le ipotesi sul movente. Riprendiamo un’ipotesi su cui già abbiamo avuto modo di soffermarci. Il 18 luglio 1980, intorno alle 11, un velivolo militare precipita nelle campagne del comune di Castelsilano in Calabria. Il pilota muore sul colpo. Il velivolo è un Mig 23 libico. La versione ufficiale è molto semplice. Il caccia di fabbricazione sovietica, era impegnato in una esercitazione in Libia, il pilota sviene a causa di un malore e l’aereo continua a volare con il pilota automatico. Finito il carburante, il Mig 23 precipita a Castelsilano. A dire il vero pochi credono a questa versione. Prima di precipitare, il velivolo viene visto manovrare a bassa quota. Quindi il pilota era vigile. Inoltre se il Mig 23 volava ad alta quota con il pilota automatico, perché non è stato intercettato dalla difesa aerea italiana e Nato? L’ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana Mario Smacchia, nella deposizione al Giudice Istruttore del 9 maggio 1991, dichiara che tra i rottami del Mig viene ritrovata una carta geografica italiana in scala 500:000. Vi erano segnate, in rosso, due rotte che partivano o arrivavano in zona Crotone ed erano dirette la prima verso Gioia del Colle e la seconda verso Lecce. Smacchia dichiara anche che viene ritrovata inoltre una fotomitragliatrice. L’aereo, quindi, era in missione addestrativa. Nel 1980 presso la base aerea di Gioia del Colle, erano dislocati caccia F 104 della nostra Aeronautica. Mentre a Lecce Galatina si trovava e si trova ancora, la scuola di volo dell’Aeronautica Militare Italiana. Un testimone, poco prima della caduta del Mig, vede una formazione di tre velivoli. Qualche minuto dopo, vede solo due aerei ritornare. Anche sull’epoca della morte del pilota, sono stati sollevati dei dubbi dai medici che effettuarono l’autopsia, come è possibile vedere in questo Video. Il cadavere, mostrava fenomeni di decomposizione compatibili con una morte avvenuta molti giorni prima del 18 luglio. Da tale considerazione, parte l’ipotesi investigativa che vede il Mig 23 coinvolto nell’abbattimento del Dc 9 Itavia, il 27 giugno 1980. Ipotesi, però, non accolta dalla magistratura giudicante, che ha ritenuto poco credibile anche la versione ufficiale sulla caduta del Mig. Quindi il Mig 23, precipita in circostanze mai completamente chiarite. Forse stava disertando, però perché finisce sulla Sila invece di andare verso un aeroporto sulla  costa ? La presenza della cartina geografica con rotte verso basi italiane e il volo a bassa quota, non può non far riflettere. E’ lecito ipotizzare che il Mig fosse impegnato in una missione addestrativa con decollo da una base italiana. Certamente una semplice ipotesi, ma è provato che nello stesso periodo l’Italia addestrava piloti libici in Sardegna e presso la base di Lecce Galatina. Quindi ipotizziamo che il Mig 23 volava in addestramento a bassa quota in territorio italiano e cercando di sfuggire ai caccia americani. Ovviamente una tale missione era possibile solo con la supervisione dei servizi segreti. Durante il volo succede qualcosa. Un malore del pilota, un guasto, un errore. L’aereo precipita. Scoprire che l’Italia permetteva ad aerei libici di volare nello spazio aereo Nato, avrebbe causato un terremoto. Anche perché poteva portare alla luce altri segreti imbarazzanti, sul prezzo pagato dalla Libia all’Italia per l’addestramento e le forniture militari. Già nel 1972 uno scandalo, su cui molto aveva scritto Pecorelli, sulla fornitura di armi alla Libia, aveva scosso l’Italia. Inoltre la caduta del Mig 23 poteva rafforzare l’ipotesi che il Dc 9 Itavia, fosse precipitato perché colpito durante l’addestramento di piloti libici di base in Sardegna. Basta leggere i giornali di fine luglio 1980, per vedere l’interesse intorno al Mig caduto. Il 23 luglio, la Procura di Roma, che indagava sulla strage di Ustica, si interessa al Mig 23, caduto quasi un mese dopo il Dc 9 Itavia. Perché? Interesse forse pericoloso per qualcuno. Di sicuro 15 giorni dopo la caduta del Mig, succede qualcosa che sconvolge l’Italia e che oscura ogni altro avvenimento. La strage della stazione di Bologna. Da quel momento del Mig si parla sempre meno. La cronologia diventa 27 Giugno Ustica, 2 Agosto Bologna. Davanti a oltre 160 morti in 36 giorni, quel pilota morto sparisce dalla memoria. E’ un caso che dopo soli 15 giorni dalla caduta del Mig 23, l’Italia viene sconvolta dal più grave attentato della sua storia recente?  Quel Mig nasconde un segreto tale da costare la vita di 85 persone? Possibile, anche se ovviamente da dimostrare. Giovanni Spadolini disse “Scoprite il giallo del Mig libico e avrete trovato la chiave per trovare la verità di Ustica “. Qualcuno ha voluto seppellire la verità sul Mig sotto le macerie della stazione di Bologna?

Credit foto www.noidellitavia.it

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo