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Processo per stupro 1979/2018

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Qualcosa è cambiato e non in meglio


Nel 1979 la Rai, trasmette un documentario su un processo per stupro. Perché a fare notizia non era lo stupro, ma il processo. Perché nel 1979, non nel Medioevo, si procedeva per stupro solo per querela di parte, non d’ufficio. E molte donne non denunciavano. Perché alla fine ad essere processate erano loro, le donne. Le domande sulla dinamica della violenza, le insinuazioni degli avvocati difensori, gli insulti della pubblica opinione. Perché per molti se una donna si faceva violentare era perché alla fine le piaceva, altrimenti poteva fare come la Santa Maria Goretti, farsi uccidere per salvare la virtù. Per anni nei tribunali italiani si è sostenuto che l’unica via per non passare per puttana, era fare la fine di Maria Goretti. La giustizia era amministrata quasi esclusivamente da uomini, cosa può mai capire un uomo della profanazione del corpo e dell’animo femminile causata dallo stupro? La donna non era padrona del suo corpo. La vagina era proprietà del maschio e volendo della Nazione. Sono passati 40 anni, le cose sono cambiate sicuramente. Cambiate sicuramente ma non in meglio. Anche oggi la donna vittima diventa imputata. Durante lo stupro ti sei difesa? Come andavi vestita? Era notte perché non eri a casa? Avevi bevuto? Che mutande portavi? Che pantaloni? Hai detto chiaramente a voce alta e scandita che non volevi un rapporto? Su Facebook che foto hai? Certo è giusto la dinamica dello stupro deve essere ricostruita in tribunale, certo è giusti gli avvocati difensori devono fare il proprio lavoro. Ma è anche vero che non abbiamo la piena comprensione delle conseguenze psicologiche di uno stupro per una donna. Vediamo solo la parte fisica. “Dai ti lavi, poi le ferite guariscono, poi dimentichi “. Invece non dimentica nulla. Lo sporco sulla pelle lo lavi, quello che si attacca all’anima no. Vedi sempre gli occhi violenti e pieni di desiderio, senti sempre quelle mani, senti sempre quella penetrazione che lacera il cuore. Lo stupro può distruggere una donna e questo lo dimentichiamo troppo spesso. Poi esiste la questione razziale. Se una donna è violentata da uno straniero, lei è una santa e lui da castrare. Se è una donna è violentata da un italiano, allora bisogna vedere se lei provocava, se portava la gonna, se mostrava il seno. Siamo messi ancora male, molto male. Negli anni 70 erano tornate le streghe. Le donne erano giustamente incazzate. Costrette ad abortire clandestinamente, a sopportare un marito violento, a lasciare il lavoro, ad accettare umiliazioni. Oggi quelle donne incazzate sono madri, nonne. Le loro figlie, le loro nipoti, apparentemente stanno meglio di loro. Solo apparentemente, perché hanno un nemico in più. Internet. Una donna viene violentata e il video messo su internet, le donne vengono insultate su internet, processate su internet. Noi uomini dimentichiamo che le cose migliori le abbiamo dalle donne. Sono brutti tempi. Tempi in cui le streghe dovrebbero tornare nuovamente, tempi in cui ricordare “non siamo puttane non siamo sante siamo solo donne “. Il nostro è un tempo che ha bisogno di tempi nuovi.

Credit foto www.perunaltracitta.org

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo