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Le Terme Romane (seconda parte)

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di MARIA PACE

In realtà, edifici così imponenti richiedevano la più assoluta e completa esperienza di architetti progettisti, capaci di sperimentare nuove tecniche e nuovi materiali, ma anche di  maestranze specializzate e qualificate.


Gli ambienti erano curati in ogni particolare, dalle volte dei soffitti ai pavimenti, dalle pareti agli spazi ornamentali e, talvolta, in maniera perfino esagerata, tanto da far dire a Seneca:

“Siamo arrivati a tal punto di delicatezza che non vogliamo più camminare se non calpestando pietre preziose…”

In verità, gli ambienti erano davvero sontuosi e preziosi: mosaici e marmi pregiati sotto i piedi,  specchi e  stucchi sulle teste e alle pareti. Per terra e spesso anche nelle vasche, i mosaici apparivano come tappeti o dipinti. Statue disseminate ovunque, singole o in gruppi scultorei, tra colonne o contro pareti, in giardini o al centro di padiglioni, popolavano  ogni ambiente… opere di illustri scultori ma anche eccellenti esempi di sconosciuti artisti.

Estro e fantasia si spinsero fino a sfiorare stravaganze e bizzarrie; forme sempre diverse ed uniche, con prospettive sempre più nuove e fantasiose, tanto da diventare modello per gli architetti del futuro, soprattutto dal Rinascimento fino al secolo scorso.

Assolutamente innovativo e funzionale era l’approvvigionamento idrico, assicurato dagli acquedotti, da cui partivano derivazioni verso enormi cisterne costruite nelle vicinanze degli stabilimenti. Da queste cisterne l’acqua veniva distribuita attraverso un sistema di tubazioni che portavano l’acqua sia alle vasche per il bagno freddo che a quelle per il bagno caldo.

Quart’ultima, attraverso tubature convogliate nei settori dove erano collocati il forno e le caldaie, nella parte centrale dell’edificio, uno spazio a cielo aperto raggiungibile da corridoi, da cui partivano tubazioni e derivatori diretti verso le stanze calde.

Il riscaldamento degli ambienti si otteneva, dunque, attraverso un sistema di circolazione dell’aria calda sotto i pavimenti e dietro le pareti attraverso intercapedini e vespai; questo sistema,  messo a punto per la prima volta agli inizi del primo secolo a.C. da un certo Caio Sergio Orata, assicurava temperature superiori ai 30 gradi e riusciva a mantenerle a lungo.

L’hypocaustum, cioè l’impianto di riscaldamento, era costituito da una sorgente di calore alimentata a legna e da piccoli pilastri, disposti a scacchiera a circa 60 cm l’uno dall’altro. Questi pilastri poggiavano su un  pavimento in leggera pendenza verso la sorgente di calore in modo da facilitare  la diffusione del calore verso l’alto. Sopra i pilastri venivano disposti grandi mattoni e sopra di questi era messa in posa  una malta di materiale in grado di trattenere il calore; solo a questo punto veniva posato il pavimento vero e proprio, per lo più di marmo. Sempre allo scopo di trattenere calore, tra la malta e il pavimento venivano inserita lastre di piombo o di rame.  Affinché l’aria calda circolasse in tutto l’ambiente, nelle pareti veniva inserito un impianto di riscaldamento costituito da una doppia parete al cui interno erano disposte file di tubi  in comunicazione con i vespai del pavimento.

Riguardo lo sviluppo degli ambienti interni,  pur presentando variazioni legate alle mode ed all’estro degli architetti, oltre alle richieste dei committenti,  le grandi Terme Imperiali conservarono sempre le caratteristiche di fondo le quali riconducevano ad una successione di stanze tipiche che si raccoglievano ai due lati di un asse centrale nel cuore del balneum . In particolare, partendo dall’ingresso, si succedevano la  natatio, il frigidariun, il tepidarium e il calidarium. Dopo il vestibolo d’ingresso, nei due settori laterali si susseguivano l’ apoditerio, cioé la palestra, ed una serie di locali riscaldati. Al centro di tutto il complesso si trovava l’aula basilicale,  la quale faceva anche da snodo e luogo di passaggio e di incontro di tutti i frequentatori del balneum.

Una tale planimetria consentiva ai bagnanti un flusso più veloce, ordinato e comodo, oltre ad una più massiccia partecipazione che permetteva di,  proseguire in avanti senza dover tornare indietro. Il percorso, infatti, si presentava nell’ordine seguente:

l’apodyterium , ossia lo spogliatoio. Era un ambiente coperto, ma non riscaldato, dotato di una vasca per parziali abluzioni e di una fila di panche  in marmo o in pietra, addossate alla parete e corredate di cuscini per permettere agli ospiti di sedere, nell’attesa di iniziare il percorso; gli effetti personali, vesti, calzature, ecc… trovavano posto in nicchie e mensole di cui le pareti abbondavano.

calidarium,  una stanza rettangolare o semicircolare, anche questa dalle pareti ricoperte di nicchie, con al centro l’alveus, una vasca circolare provvista di gradini per immergervisi, che occupava quasi per intero l’ambiente, quando non c’erano altre piccole vasche, ad acqua fredda oltre che calda, per abluzioni o bagni d’aspersione, quale rito di purificazione. Orientata a mezzogiorno, per sfruttare al meglio il calore del sole, era dotata, sempre per lo stesso motivo, di ampie finestre, con lastre di vetro opaco montate su griglie di ferro(?).

Tepidarium, era un locale adiacente al caledario,  a pianta quadrata o circolare, in cui un impianto con moderato riscaldamento, consentiva un raffreddamento progressivo Dotato di panche e sedili addossati alla parete, in qualche caso faceva anche da spogliatoio(continua)

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo