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La Dialettica dei sessi: tra attualità e inattualità

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di MADDALENA CELANO

The Dialectic of Sex: The Case for Feminist Revolution (1970) è un libro della femminista radicale Shulamith Firestone.


 

Scritto in pochi mesi, quando Firestone aveva soli 25 anni, è stato descritto come un classico del pensiero femminista.

Firestone sostiene che il “sistema di classe sessuale” precede e va più in profondità di qualsiasi altra forma di oppressione e che lo sradicamento del sessismo richiede un radicale riordino della società:

L’oppressione della donna è molto più antica del capitalismo, e risale direttamente alle origini del processo storico fondamentale che caratterizza l’uomo come specie: il suo affrancamento dalla natura per mezzo del lavoro, e il crescente controllo e dominio che può esercitare su di essa. E’ la conseguenza della prima e fondamentale divisione del lavoro della storia, diversa da tutte le altre perché’ è la divisione del lavoro tra uomo e donna, paragonabile a quella che c’è tra l’uomo e il cavallo che tira l’aratro, o tra l’uomo che costruisce il mulino e il fiume da cui ricava l’ energia. La donna è rimasta ferma allo stadio primitivo di soggezione alla natura, e questo ha permesso all’uomo di affrancarsene. Infatti, se l’uomo si definisce come l’essere che non è immediatamente determinato dalle sue funzioni biologiche, per la donna questa definizione non vale. É anzi esattamente l’opposto: la vita della donna è determinata dalla funzione biologica che la distingue dal maschio: la procreazione. Tutte le sue altre attività sono subordinate o conseguenti a questa. E tutte hanno la caratteristica di essere attività ripetitive, di servizio e non di produzione. La donna è prima di tutto madre, anche quando lavora. La donna è sempre stata usata come strumento di lavoro, come schiava domestica e rurale e nei servizi inferiori per i quali bastava la sua preparazione di massaia e madre. Ma è entrata in massa nella sfera della produzione solo quando, con lo sviluppo della manifattura, la forza-lavoro venne espropriata al lavoratore. Perché’ il lavoro svolto dallo schiavo salariato maschio è altrettanto astratto e alienante di quello che la donna fa da millenni. Donne e bambini erano un potenziale così a buon mercato per gli imprenditori perché non erano esseri umani e avevano già la mentalità giusta per quella schiavitù. L’aggressività dell’uomo oppresso e sfruttato potrebbe diventare pericolosa se non venisse efficacemente incanalata e deviata; mentre l’ aggressività’ della donna è già neutralizzata e soppressa nel suo processo di socializzazione. Quindi ha potuto adattarsi a fungere da manodopera transitoria, a essere assunta e licenziata ad arbitrio, perché’ il suo posto non era nella sfera produttiva [1]

L’obiettivo della rivoluzione femminista, ha scritto, deve essere “non solo l’eliminazione del privilegio maschile, ma della stessa distinzione sessuale”, così che le differenze genitali non debbano avere più significato culturale:

La donna, che non si è mai emancipata automaticamente dalla natura, ha conservato il rapporto magico dell’uomo primitivo con la natura non dominata, e lo trasferisce sulla cultura, sull’uomo, sul tutto, sulla superiorità attiva che egli rappresenta per lei. Non lo comprende, ma vuole incatenarlo a se’ con la magia de suo corpo, con il suo tanto lodato “fascino femminile”. Il processo di affrancamento dalla natura si è sviluppato al massimo in quelle società in cui la natura era sfavorevole. Nei pochi luoghi in cui la natura era generosa e mite questo processo si è sviluppato pochissimo e per questo è facile trovare in questi luoghi delle società “matriarcali”: in questo caso le donne e gli uomini sono sullo stesso piano perché’ nessuno dei due ha avuto bisogno di staccarsi dalla natura per dominarla.[2]

Firestone sostiene che la dicotomia sessuale biologica, in particolare la divisione biologica del lavoro nella riproduzione, è la causa principale della dominazione maschile, dello sfruttamento economico, del razzismodell’imperialismo e dell’irresponsabilità ecologica. La disuguaglianza sessuale è “un’oppressione che risale al di là della storia registrata al regno animale stesso”: in questo senso, è stata universale e inevitabile, ma ora esistono le precondizioni culturali e tecnologiche che rendono possibile la sua eliminazione, necessaria per la sopravvivenza umana.

Firestone descrive il suo approccio come un materialismo dialettico più radicale di quello di Karl MarxFriedrich Engels:

Ma l’oppressione della donna è un processo dialettico. Finora ha favorito e accelerato l’affrancamento dalla natura, ma ora sta cominciando ad ostacolarlo. L’umanità non ha più bisogno di riproduzione illimitata, anzi è minacciata dalla sovrappopolazione.[3]

Crede che nella loro preoccupazione per i processi economici, Marx ed Engels non abbiano percepito “il substrato sessuale della dialettica storica”. A differenza di Engels, sostiene che la dominazione maschile è basata biologicamente, giacché esisteva molto prima dell’istituzione della proprietà privata e della famiglia patriarcale monogamica. La dominazione maschile è il risultato della “famiglia biologica”, sia matrilineare che patrilineare, e l’inevitabile dipendenza delle donne e dei bambini all’interno della famiglia dagli uomini, per protezione se non per sussistenza. Non vi erano matrimoni antichi (nelle società governate da donne) e lo status apparentemente superiore delle donne, nelle culture matrilineari, è dovuto solo alla relativa debolezza fisiologica degli uomini (debolezza intesa come minore longevità e difese immunitarie più deboli; le donne tendono a vivere minimo 7 anni in più e, rispetto ai maschi, godono di un sistema immunitario più efficiente). Qualunque sia il sistema del lignaggio, la vulnerabilità delle donne durante la gravidanza e il lungo periodo dell’infanzia umana, richiedono il ruolo protettivo e quindi dominante del maschio.

Questa dipendenza della puerpera e del bambino dal maschio provoca “distorsioni psicosessuali nella personalità umana”, distorsioni che furono descritte da Sigmund Freud. Firestone descrive il freudismo come un “femminismo fuorviante”. L’unica vera differenza tra l’analisi di Freud e quella delle femministe radicali è nel fatto che, Freud e i suoi seguaci, accettano il contesto sociale in cui la repressione sessuale si sviluppa, come qualcosa d’ immutabile:

Benché il sistema di classe sessuale possa aver avuto origine da condizioni biologiche fondamentali, questo non garantisce che, una volta eliminata la base biologica della loro oppressione, donne e bambini saranno liberati, Al contrario, la nuova tecnologia, specialmente il controllo della fertilità, potrà essere usata contro di loro per rafforzare il sistema di sfruttamento. Così come, per assicurare l’eliminazione delle classi economiche, è necessaria la rivolta della classe oppressa (il proletariato), e, in una temporanea dittatura, la loro appropriazione dei mezzi di produzione, altrettanto per assicurare la eliminazione delle classi sessuali è necessaria la rivolta della classe oppressa (le donne) e l’ approvazione del controllo della riproduzione: la restituzione alle donne della proprietà del loro corpo, e il controllo femminile della fertilità umana, compresa sia la nuova tecnologia che tutte le istituzioni sociali della procreazione e dell’ allevamento dei figli. E proprio come l’obiettivo finale della rivoluzione socialista non era solo l’eliminazione del privilegio della classe economica, ma della stessa distinzione di classe, così l’obiettivo finale della rivoluzione femminista deve essere, a differenza di quello del primo movimento femminista, non solo l’eliminazione del privilegio maschile, ma della stessa distinzione dei sessi: le differenze genitali tra gli esseri umani non ranno più alcun importanza culturale. (Un ritorno ad una pansessualitá senza ostacoli, la “perversità polimorfa” di Freud, sostituirebbe probabilmente l’ etero-, -omo, bisessualità). [4]

Freud ha dimostrato che la fonte della repressione e delle distinzioni di classe sessuale è la relazione di potere intrinsecamente diseguale nella famiglia biologica: donne e bambini sono oppressi allo stesso modo dal padre più potente. Il ragazzo s’identifica prima con la madre, di cui condivide l’oppressione, ma presto s’identificherà con il padre, il cui potere teme ma che un giorno erediterà. Durante il processo, accede al tabù dell’incesto e alla stretta separazione tra sessualità ed emozione che ciò richiede, e che è il fondamento psicologico dell’oppressione politica e ideologica. Mentre la ragazza invidia anche il potere del padre, apprende che non può ereditarlo e può condividerlo solo indirettamente, elargendo favori al maschio dominante.

Non solo le donne e i bambini sono inevitabilmente oppressi dalla famiglia biologica, ma sono doppiamente oppressi dalla particolare forma di essa che prevale nelle nazioni industrializzate: la famiglia nucleare patriarcale in realtà isola ogni coppia e la loro prole. L’istruzione obbligatoria e la mitologia romantica dell’infanzia sono strumenti che servono a prolungare l’isolamento dei bambini e la loro dipendenza economica. La rivoluzione socialista-femminista libererà donne e bambini, lasciando loro completa indipendenza economica e libertà sessuale e integrandoli pienamente in un mondo più vasto. La fine del sistema della “classe sessuale” dovrà significare la fine della famiglia biologica, cioè la fine del ruolo riproduttivo biologico delle donne attraverso i mezzi artificiali di gestazione. L’amore tra i sessi rimarrà, perché diventa opprimente solo se unito alla funzione riproduttiva e servile. La famiglia biologica trasforma l’amore sessuale in uno strumento di oppressione. Al suo interno, le donne danno il loro amore agli uomini, ispirando così questi ultimi a una maggiore creatività culturale e fornendo loro un’identità emotiva loro negate nel mondo più vasto della competitività e del carrierismo. Ma le donne, in cambio, ottengono ben poco: la sopravvivenza materiale (alcune con più balocchi e altre con meno balocchi), ghettizzazione, isolamento e svalutazione (nel mondo professionale, politico, economico e culturale). Eppure gli uomini, come risultato del complesso di Edipo e del tabù dell’incesto, non sono in grado di amare: devono degradare le donne a cui fanno l’amore, per distinguerle dalla madre, il primo e proibito oggetto d’amore. Non possono, contemporaneamente, rispettare ed essere sessualmente attratti dalle donne.  Ecco perché la “rivoluzione sessuale” degli anni ‘60 non ha significato la liberazione delle donne: al contrario, la liberazione sessuale ha reso le donne esclusivamente “merci” più accessibili ed economiche. Le donne sono ancora vincolate dal doppio standard e dalla necessità di coniugare amore e sessualità. Eliminando la famiglia biologica e il tabù dell’incesto, la rivoluzione femminista allargherà l’opportunità di un vero amore eterosessuale, oltre a legittimare ogni altro tipo di relazione sessuale volontaria, tra adulti liberi. Firestone esita a fare previsioni precise su come i bambini saranno allevati, ma suggerisce che ci sarà una varietà di unità sociali di educazione dei figli, incluse le coppie che “vivono insieme”.

La rivoluzione femminista presuppone il socialismo, ma va oltre. Le società socialiste esistenti hanno cercato di espandere i ruoli delle donne senza fondamentalmente alterarle, integrare le donne in un mondo maschile, piuttosto che eliminare completamente la classe “sessuale”. La rivoluzione femminista porrà fine alla divisione tra la “modalità estetica” (femminile, intuitiva e artistica) e la “modalità tecnologica” (maschile, empirica e finalizzata al controllo della natura attraverso la comprensione delle sue leggi meccaniche). La fine della repressione sessuale libererà Eros e si umanizzerà l’intera cultura. Alla fine porterà non solo alla fine del lavoro alienato, ma del lavoro giacché tale, definito come attività che non è eseguita per se stessa. La tecnologia eliminerà il lavoro domestico e altri lavori faticosi, lasciando tutti liberi di fare un lavoro che è intrinsecamente gratificante. Il libro è ricordato per la proposta radicale secondo cui l’oppressione delle donne potrebbe finire solo con l’abolizione della gravidanza o, meglio, con una socializzazione o collettivizzazione della stessa.  Una proposta basata sull’affermazione che l’oppressione delle donne e l’esistenza di ciò che Firestone chiamava “classe sessuale” scaturisce direttamente dalla realtà biologica. Da quella che lei chiamava “una visione materialista della storia basata sul sesso stesso”. Anticipando, con perturbante precisione, che le tecnologie riproduttive sarebbero diventate realtà circa quarant’anni dopo. Anche se precisa che l’innovazione tecnologica non è di per sé socialmente rivoluzionaria – in un ambiente reazionario sarà inevitabilmente usata per fini reazionari. Per Firestone, l’attuale uso di tecnologie riproduttive, per garantire che sempre più donne continuino a rimanere incinte e partorire, sarebbe una conferma di ciò.



[1] S. Firestone, La Dialettica dei Sessi, Autoritarismo maschile e società tardo-capitalista, Guaraldi, a cura di Lucia Personemi, traduzione di Lucia Personemi, Firenze, 1976, p.  8

[2] Ivi, p. 9

[3] Ibidem

[4] S. Firestone, La Dialettica dei Sessi, Autoritarismo maschile e società tardo-capitalista, Guaraldi, a cura di Lucia Personemi, traduzione di Lucia Personemi, Firenze, 1976, pp. 8 -9.

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo