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“Lo stesso mare” di Amos Oz, dal romanzo all’opera lirica

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di MICAELA RICCI

“Lo stesso mare” è il titolo della prima opera contemporanea che la Fondazione Petruzzelli ospiterà giovedì 28 aprile e che il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha definito una “grande sfida” di trasposizione di un romanzo in opera lirica. Il punto di partenza è, infatti, l’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Amos Oz, pubblicato nel 2000 da Feltrinelli, mentre il punto di arrivo è l’incontro e la collaborazione del celebre scrittore con il compositore Fabio Vacchi, allievo di Nono e musicista di fama internazionale.


Fabio Vacchi è rimasto rapito dalle pagine fortemente “liriche” del romanzo in questione, materia privilegiata di un’opera per musica, e dal suo andamento musicale che rispecchia l’alternarsi di tre storie e di tre personaggi molto diversi con un ultimo momento in cui l’autore sembra entrare in prima persona all’interno della sua narrazione. La sfida è proprio quella di riuscire a mettere in scena un romanzo discontinuo che oscilla tra presente e passato, tra personaggi e situazioni diverse,  in un progetto ambizioso e innovativo.  Il romanzo di Oz è il romanzo delle contraddizioni, delle paure, della compresenza di forze opposte  e di registri espressivi diversi ma il filo conduttore è la presenza del mare che, con la sua musicalità e nostalgica bellezza, sembra collegare le tristi esistenze di una famiglia  disgregata in cui ogni singola vita è lontana dall’oggetto amato. Il mare come perdita e lontananza ma, nello stesso tempo, infinita accoglienza. In questa direzione le parole di uno dei personaggi del romanzo, il fantasma della madre: “Poco prima che io morissi, un usignolo sul ramo mi traviò. E poi tutta mi accolse placenta salmastra di mare».

I protagonisti, un commercialista vedovo, un figlio che parte in Tibet per allontanarsi dalla sua realtà quotidiana e una giovane fidanzata abbandonata in Israele, sembrano condividere lo stesso destino di solitudine, di scissione e contraddizione interiore. La vita e la morte si confondono tra la realtà e il sogno e il messaggio finale è un singolare elogio del compromesso, di una “medietas” che possa portare un equilibrio in tutte le forme di espressione, come l’arte, la musica, la politica e la convivenza tra i popoli. Lo stesso Vacchi afferma di “aver preso alla lettera il desiderio espresso da Oz che quest’opera diventasse la celebrazione di un’orgia affettiva nella quale i personaggi superassero censure e moralismi nel nome della tolleranza, della condivisione, dell’apertura all’altro”. Il compositore aggiunge come Oz abbia “teorizzato il compromesso nella sfera politica, filosofica, erotica”, dando voce al suo orrore per i dogmi etici, politici, religiosi e dunque anche estetici.

Il mescolarsi di lirismo e prosa sembra prestarsi bene alla composizione musicale di Vacchi che si avvale delle voci narranti di Sandro Lombardi, Giovanna Bozzolo e Graziano Piazza e del talento delle voci liriche di Julian Tovey (baritono), Yulia Aleksyuk , Chiara taigi, Sabina Macculi (soprani), Giovanna Lanza (contralto), Stefano Pisani e Danilo Formaggia (tenori).  Valore aggiunto è la regia di Federico Tiezzi che, nel 1991, portò al Petruzzelli la “Norma” di Bellini e la direzione dell’Orchestra della Fondazione Petruzzelli del maestro Alberto Veronesi.

“Lo stesso mare” è una sfida alla comune nozione di opera lirica e mostra come sia possibile rinnovare il genere italiano del “bel canto” senza tradirne l’essenza più vera, proponendo una scrittura musicale contemporanea che racconta la complessità dell’esistenza e le sue contraddizioni più profonde.

 

Informatico, sindacalista, appassionato di politica e sportivo