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PUTIN PUBBLICA LA “LISTA NERA”, L’ITALIA RAPPRESENTATA DAL GABIBBO

I complottisti esultano, finalmente le loro teorie sul deep web trovano fondamento. Ora attendono il nesso delle allucinazioni da LSD con i vaccini anti covid.

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Nell’immagine, il Gabibbo. Credit foto Facebook, Simone Ammendolea.

di Alessandro Andrea Argeri

Guerre civili, assassini politici, liste di proscrizione stilate da governi dispotici: la Federazione Russa ha deciso di inscenare un revival della Repubblica romana ai tempi di Mario e Silla. In fin dei conti, il termine “Zar” significa proprio “Cesare”. Ecco dunque a quali valori tradizionali si riferivano i vari sostenitori del regime di Mosca per contrastare l'”Occidente decadente”. Insomma, sono “tempi di guerra”, ma anche di cosplay, pertanto, per mediare la pace, il leader del carroccio Matteo Salvini proporrebbe a Putin di incontrarsi al Lucca Comics. Tanto al 28 ottobre, data di inizio dell’evento, gli italiani si dimenticherebbero della proposta senza troppe difficoltà. Ebbene, mentre in Ucraina l’invasione prosegue da più di tre mesi, in Russia si è deciso di bandire dal Paese tutte le potenziali figure nemiche, definite, con una certa educazione tipica dei salotti mondani di Tolstoj, “personaggi non graditi”. Un po’ come quando in pieno pomeriggio sul pianerottolo di casa si presentano i falsi proseliti dell’Enel.

Tanti i nomi nella lista nera di Mosca. Lo Zar ha pensato bene di imitare il protagonista di “Death Note”, celebre anime in cui uno studente delle scuole superiori scrive nomi su un quaderno per uccidere chiunque gli salti in mente sul momento. Putin si è impegnato con la penna, nemmeno il Sommo Poeta quando doveva decidere chi collocare nei vari gironi dell’Inferno. Il risultato sono 963 personalità, perlopiù americane, scritte sulla lavagna dei cattivi secondo la tradizionale tendenza delle maestre delle elementari. Compaiono Joe Biden, Kamala Harris, il capo della Cia William Burns, Mark Zuckerberg di Facebook, la speaker della Camera Nancy Pelosi, i due leader di maggioranza democratica al Senato Chuck Schumer, della minoranza repubblicana alla Camera Kevin McCarthy, il segretario di Stato Antony Blinken, il capo del Pentagono Lloyd Austin, l’ex segretario di Stato Hillary Clinton, alcuni giornalisti, il presidente Microsoft Satya Nadella.

C’è anche Morgan Freeman, evidentemente a Mosca non gradiscono la sua somiglianza con Mandela, a causa della quale l’attore potrebbe essere stato considerato un agente segreto capace di mutare forma. Su Reddit già gridano al rettiliano. Presente inoltre John McCain, l’ex candidato alla presidenza americana, deceduto nel 2018, per la rubrica “a volte ritornano”. Se le sanzioni dovessero durare, i prossimi ad essere banditi sarebbero, in ordine: Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Francesco Petrarca, Charles Dickens, Pablo Picasso, Sigmund Freud, William Shakespeare, il nuovo segretario del partito democratico Damiano dei Maneskin.

Per l’Italia invece? Noi italiani, si sa, non dobbiamo mai lasciarci mancare nulla, specialmente le figure “alla Emilio Fede”. Dopo il fallimentare tentativo di mediazione Luigi Di Maio di cui non era a conoscenza nemmeno il governo stesso, qui potremmo addirittura stupirci se solo una figuraccia del genere non provenisse da un Cinque Stelle, nelle trattative con Vladimir Putin si inserisce un altro capocomico: il Gabibbo. Almeno questo lo è di mestiere. Insomma, finalmente qualcuno rappresenta il belpaese all’estero. Certo, si dice “chi non fa non sbaglia”, però ci vuole una certa maestria a sbagliare senza nemmeno aver agito. Ad ogni modo, agli occhi degli attenti simbolisti il colore rosso della mascotte di “Striscia la Notizia” richiama i valori dell’Unione Sovietica, dissoltasi nel 1991 ma ancora confusa dai nostalgici di Stalin (di che?), volutamente o meno, con l’attuale Federazione Russa, pertanto l’idea possa entrare in Russia un vero comunista spaventa l’enturage dello Zar, anche più di quanto gli italiani onesti temono l’abrogazione della legge Severino per la Giustizia.

Ciò nonostante, tutti concordano su un dato: Putin dovrebbe sedersi al tavolo con Zelensky. Mario Draghi le ha provate tutte ma i due non vogliono parlarsi. A palazzo Chigi dicono il premier sia sul punto di lasciare il governo, ancora una volta. Secondo alcune voci, ai suoi fedelissimi avrebbe detto: “sono un economista, mica un avvocato divorzista!”.

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Pongo domande. No, non sono un filosofo (e nemmeno radical chic).